SALERNO E PALERMO, NON SOLO BASKET MA ANCHE CULTURE E GASTRONOMIE D'ECCELLENZA

La sfida valida per il diciottesimo turno del campionato di Serie B può considerarsi estesa anche ad altre interessanti latitudini

27.01.2019

Virtus Arechi e Green Basket, ovvero, Salerno e Palermo. Impossibile, dunque, non parlare anche di ciò che va al di là della palla a spicchi in relazione a due piazze che, in quanto a cultura, storia e gastronomia, rappresentano una vera e propria eccellenza per il Belpaese.


La Scuola Medica Salernitana

«Se ti mancano i medici, siano per te medici queste tre cose: l'animo lieto, la quiete e la moderata dieta»a sentenziarlo, appunto, la prima e più importante istituzione medica d'Europa nel Medioevo (XI secolo), antesignana delle moderne università nonché punto di riferimento per gli studi futuri in materia di ars medica.

La fondazione della scuola - come attestato da più fonti - risale all'Alto Medioevo sebbene la tradizione leghi indissolubilmente la nascita della stessa ad un evento leggendario: un pellegrino di origine greca di nome Pontus, fermatosi nella città di Salerno e avendo trovato rifugio per la notte sotto gli archi dell'antico acquedotto dell'Arce, fu poco dopo raggiunto da un secondo viandante.

Costui - il cui nome corrispondeva a quello di Salernus - era ferito ed in ragione di ciò il sospettoso Pontus si avvicinò al malcapitato per osservare da vicino le medicazioni che quel tale praticava alla sua ferita.

Le origini della Scuola Medica Salernitana risalirebbero al IX-X secolo, periodo nel corso del quale è noto che la città di Salerno fosse già ben nota per il suo clima salubre e la sapienza dei propri medici.

Di essi le fonti tramandano che «erano privi di cultura letteraria ma forniti di grande esperienza e di un talento innato¹».


A Palermo la Scuola Siciliana

 

Lo sviluppo storico della Scuola Siciliana è databile in un range temporale a cavallo tra il 1230 ed il 1250 neanche a dirlo in seno alla corte itinerante dell'imperatore del Sacro Romano Impero e del Regno di Sicilia, Federico II di Svevia.

Il potente sovrano radicò la sua corte in Sicilia, crogiolo nel quale culture e popoli diversi tendevano naturalmente all'ibridazione anche e soprattutto in virtù della vicinanza al Mediteranneo.

A derivarne una vera e propria accademia di poeti ed intellettuali che orbitavano attorno alla figura del sovrano, homo litteratus per eccellenza.

L'obiettivo dichiarato della Scuola - per quanto concerne i contenuti prodotti - era evidentemente giungere ad una poesia laica in grado di contrapporre stilemi autoctoni a quella della Chiesa e delle nobiltà comunali in opposizione all'ingombrante figura del sovrano.

Gli autori simbolo della Scuola Siciliana (Giacomo da Lentini, considerato il caposcuola e noto ai più in quanto ideatore del sonetto così come oggi conosciuto, Pier della Vigna, Cielo d'Alcamo e tanti altri) erano anche dediti agli affari di corte che spaziavano dagli impegni di natura istituzionale sino a cariche organizzative, amministrative o persino di cancelleria.


Salerno e la tavola: la sfogliatella Santa Rosa

 

La sfogliatella è, senza dubbio alcuno, tra le eccellenze alimentari più note del territorio salernitano e campano tout court.

Le sue origini risalgono al lontano 1700, allorché le suore del monastero di Santa Rosa in quel di Conca dei Marini (sulla Costiera Amalfitana) dedicavano parte del loro tempo al lavoro in cucina.

L'atto di creazione di questa incredibile eccellenza culinaria avvenne in maniera del tutto fortuita: nel giorno dedicato a fare il pane, una delle monache aggiunse frutta secca, limoncello e zucchero alla farina di semola cotta nel latte. Risultato? Dopo essere stata cotta, la sfogliatella fu ribattezzata "Santa Rosa" dal nome del convento in cui vide la luce la prima volta.

Il più classico esempio di serendipity o, se preferite, errore creativo!


Il cannolo e Palermo: legame indissolubile

 

I cannoli siciliani - ed in particolare palermitani - rappresentano una delle specialità più conosciute ed apprezzate al mondo; essi venivano originariamente preparati esclusivamente durante il periodo di Carnevale ma, col tempo, il loro successo è divenuto tale da essere reperibili sempre e comunque...e non solo in terra sicula.

Sempre in accordo alla tradizione, i cannoli venivano farciti con la zucca candita, oggi poco adoperata e sostituita da altri tipi di frutta candita (ciliegie, scorze di arancia, agrumi, pistracchi tritati).

Il termine "cannolo", o "cannolu" in dialetto siciliano, sta per "piccolo tubo" e si riferisce, dunque, alla forma tipica di questi dolci di cui ci offre testimonianza uno scritto di Cicerone datato 70 a.C che lì defini testualmente «un dolcissimo cibo, un tubo farinaceo ripieno di morbido latte».


Nota

¹. Premessa storica di Cecilia Gatto Trocchi alla Regola sanitaria Salernitana, Newton Compton, Roma 1993

 

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